Sulcis, al via il progetto per recuperare reti da pesca abbandonate in mare

Intervento sperimentale finanziato dal FEAMPA per rimuovere i rifiuti marini e tutelare gli ecosistemi: coinvolte imprese, cooperative e sommozzatori

sommozzatori

È entrato nella fase operativa il progetto sperimentale dedicato al recupero delle attrezzature da pesca disperse nei fondali marini del Sulcis, un’iniziativa finanziata nell’ambito del Programma FEAMPA Italia 2021-2027. L’intervento rientra nell’Azione 1, finalizzata al miglioramento dello stato ambientale delle acque attraverso la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti marini.

Il progetto è guidato come soggetto capofila da Coldiretti Cagliari e coinvolge una rete di realtà cooperative e operative del settore ittico e ambientale. Tra i partner figurano Uecoop Sardegna e le cooperative di pesca Luna Crescente, Audace, Cavalluccio Marino e Il Pesce Azzurro, oltre alla collaborazione del Comune di Teulada. Un ruolo operativo fondamentale è svolto dalla società di sommozzatori F.D.S. Lavori Marittimi, impegnata nelle attività subacquee, e da Ecoserdiana, incaricata delle operazioni di smaltimento dei materiali recuperati.

Prima dell’avvio delle attività in mare, è stata realizzata una fase preliminare di monitoraggio e mappatura dei fondali, attraverso sistemi di rilevamento subacqueo. Questa attività ha permesso di individuare le aree più interessate dalla presenza di attrezzature da pesca abbandonate e altri rifiuti marini, in particolare nelle acque antistanti le coste del Sulcis.

Il progetto si sviluppa su un arco temporale di sette giornate operative e coinvolge cinque imbarcazioni professionali impegnate nelle operazioni di recupero. L’obiettivo principale è la rimozione delle cosiddette “reti fantasma”, attrezzature da pesca perse o abbandonate che continuano a intrappolare fauna marina e a danneggiare gli ecosistemi anche per lunghi periodi.

Secondo gli operatori coinvolti, queste reti rappresentano una delle principali criticità ambientali dei fondali marini, poiché contribuiscono alla riduzione della biodiversità e alterano gli equilibri naturali degli habitat sottomarini. L’intervento mira quindi a ridurre in modo concreto questo impatto, favorendo il ripristino delle condizioni ambientali originarie.

Oltre alla rimozione dei rifiuti, il progetto punta anche alla valorizzazione delle risorse ittiche e ambientali del territorio. Il recupero dei fondali, infatti, può contribuire nel tempo a un incremento della biomassa e a un miglioramento delle condizioni di riproduzione delle specie marine, con effetti positivi anche sulle attività di pesca locali.

L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia di tutela del mare e di promozione della sostenibilità ambientale, in cui la collaborazione tra istituzioni, imprese e mondo cooperativo assume un ruolo centrale. Il coinvolgimento diretto degli operatori del settore ittico rappresenta inoltre un elemento chiave per garantire efficacia alle operazioni, grazie alla conoscenza diretta delle aree di pesca e delle criticità presenti.

Nel contesto del Sulcis, area caratterizzata da una forte tradizione marittima, il progetto assume anche un valore simbolico legato alla cura del patrimonio naturale. L’intervento sulle reti abbandonate diventa così non solo un’azione ambientale, ma anche un investimento sulla qualità e sulla sostenibilità futura delle attività legate al mare.

Redazione

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