Il futuro industriale del Sulcis Iglesiente passa sempre più dalle materie prime critiche, dal riciclo industriale e dall’economia circolare. È questo il quadro emerso dal nuovo tavolo convocato al Mimit dedicato alla situazione di Portovesme Srl, azienda del gruppo svizzero Glencore operante nel settore della metallurgia non ferrosa.
L’incontro, tenutosi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, rientra nel più ampio dossier sulle crisi industriali del Sulcis ed è stato dedicato all’aggiornamento delle prospettive produttive e occupazionali del polo industriale di Portovesme.
Il progetto Glencore sulle materie prime critiche
Al centro del confronto c’è soprattutto il progetto legato al litio e alla cosiddetta black mass, il materiale derivante dal recupero e trattamento delle batterie esauste.
Secondo quanto emerso durante il tavolo ministeriale, Glencore ha confermato la volontà di proseguire il progetto industriale nonostante le difficoltà normative e di mercato che stanno rallentando l’attuazione.
Il piano è stato inserito tra gli interventi strategici europei previsti dal Critical Raw Materials Act, la normativa comunitaria che punta a rafforzare l’autonomia industriale europea nell’approvvigionamento delle materie prime essenziali per la transizione energetica.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha ribadito la centralità di Portovesme nel progetto nazionale ed europeo di recupero e raffinazione dei materiali critici, definendo il sito “un polo strategico per il riciclo e la raffinazione delle materie prime critiche”.
Il Sulcis al centro della transizione industriale
Il progetto potrebbe ridefinire il ruolo del Sulcis Iglesiente nel panorama industriale europeo.
Storicamente area mineraria e metallurgica tra le più importanti d’Italia, il territorio di Portovesme ospita da decenni attività legate alla lavorazione di zinco, piombo, alluminio e altre produzioni strategiche.
L’idea del Governo e della Regione Sardegna è ora quella di trasformare progressivamente il polo industriale in un hub dedicato all’economia circolare e al recupero dei materiali critici contenuti in:
- batterie esauste;
- pannelli fotovoltaici;
- rifiuti industriali tecnologici.
Secondo Urso, l’autonomia industriale europea passa anche dalla capacità di trattenere e recuperare all’interno del continente queste risorse strategiche, evitando che vengano disperse all’estero.
Le preoccupazioni dei sindacati
Nonostante i segnali positivi arrivati dal tavolo ministeriale, restano forti le preoccupazioni sul fronte occupazionale.
I sindacati hanno evidenziato come la situazione dello stabilimento di Portovesme rimanga complessa, con la cassa integrazione attiva fino al 2027 per circa 470 lavoratori.
Secondo Cgil, Cisl e Uil, il progetto sul litio rappresenta una prospettiva importante ma ancora non sufficiente a garantire certezze immediate per il futuro produttivo del sito.
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