Un momento di ricordo e di denuncia ha unito oggi cittadini, amministratori e familiari durante il Memorial dedicato a Rinaldo Orrù, medico del Pronto Soccorso dell’ospedale San Giuseppe di Isili, scomparso un anno fa. La cerimonia, organizzata per onorarne la memoria, si è trasformata anche in un’occasione per accendere i riflettori sull’attuale situazione del presidio sanitario.
Il sindaco Luca Pilia ha compiuto un gesto simbolico e potente: ha issato uno striscione di protesta sul tetto dell’ospedale, visibile a distanza, proprio prima dell’esibizione dei “supereroi” calatisi dalla struttura per rendere omaggio alla figura di Orrù. Davanti a un centinaio di presenti, il gesto del primo cittadino è stato accolto da un applauso spontaneo, segno evidente della condivisione di una preoccupazione crescente nella comunità.
Il Pronto Soccorso dell’ospedale San Giuseppe rimarrà chiuso per tutta la settimana, alimentando il timore che la sospensione temporanea possa presto diventare definitiva. Una possibilità che inquieta cittadini e operatori sanitari, da tempo alle prese con carenze di personale e riduzione dei servizi essenziali.
La manifestazione ha unito emozione e dissenso, tra ricordi personali e rivendicazioni collettive. Rinaldo Orrù, apprezzato per la sua dedizione e il rapporto umano con i pazienti, è diventato il simbolo di una sanità di prossimità sempre più a rischio. Proprio nel giorno a lui dedicato, la protesta ha assunto un significato ancora più profondo: difendere la presenza e la funzionalità del Pronto Soccorso è anche il modo migliore per onorare il suo impegno professionale.
Le istituzioni locali temono lo smantellamento progressivo dei servizi sanitari nei territori interni, e chiedono interventi immediati da parte della Regione per garantire la continuità assistenziale. Il sindaco Pilia ha ribadito la volontà di non arrendersi: «Non possiamo restare in silenzio mentre il nostro ospedale viene svuotato. Oggi non è solo un momento di ricordo, è anche un grido di allarme».
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di mobilitazione che ha visto anche altri centri del Sarcidano e della Barbagia unirsi per rivendicare il diritto alla salute. Senza medici e senza strutture operative, dicono i residenti, la montagna rischia di diventare un deserto sanitario.
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