Nel giorno in cui la Regione Sardegna annuncia l’intenzione di ricorrere alla Consulta contro la legge sulle aree idonee e conferma che entro dieci giorni saranno avviate le audizioni dei comitati sulla Pratobello, si alza con forza la voce dei sindaci sardi. Al centro del dibattito c’è una preoccupazione condivisa: l’Isola custodisce una vasta distesa di beni identitari, storici e paesaggistici che rischiano di essere compromessi da interventi di eolico e fotovoltaico imposti dall’alto.
«Basta interventi calati dall’alto», è il messaggio che arriva dai primi cittadini. La transizione energetica, sottolineano, non può trasformarsi in una minaccia per il paesaggio e le comunità locali. «Non saranno le pale a distruggere la nostra identità», ribadiscono, rivendicando il diritto dei territori a partecipare alle scelte che li riguardano.
La protesta si inserisce in un contesto delicato, in cui la Pratobello entra ufficialmente nel dibattito del Consiglio regionale come simbolo della resistenza a quello che viene definito un vero e proprio assalto di pale e pannelli. Una mobilitazione che, però, solleva anche un interrogativo di fondo: basterà ribellarsi per difendere il patrimonio culturale e ambientale della Sardegna?
Nei Comuni che ospitano monumenti di altissimo valore storico-archeologico, considerati da sempre intoccabili, non si è mai ipotizzato nulla che non fosse tutela e valorizzazione. Eppure, oggi, anche questi luoghi sembrano non essere più al riparo.
Emblematico il caso di Santa Cristina di Paulilatino. A soli due chilometri dal celebre complesso nuragico, potrebbe prendere forma un progetto che il sindaco Domenico Gallus, ex consigliere regionale, definisce senza mezzi termini «una devastazione». «È una speculazione calata dall’alto – denuncia –. Io stesso ho scoperto il progetto quasi per caso. Ci batteremo con tutte le nostre forze per evitare questo scempio». Gallus ricorda inoltre che Paulilatino è il Comune della provincia di Oristano con la percentuale più alta di adesione alla legge di Pratobello, segno di una comunità fortemente contraria a questo modello di sviluppo.
Un altro scenario che suscita allarme riguarda Barumini, dove decenni di studi scientifici condotti dall’archeologo e accademico dei Lincei Giovanni Lilliu rischiano di essere simbolicamente offuscati da una barriera di pale eoliche. Un intervento che, secondo gli amministratori locali, potrebbe compromettere uno dei paesaggi archeologici più importanti del Mediterraneo, sacrificandolo a logiche di business.
Critico anche Samuele Gaviano, sindaco di Serri, rispetto ai progetti di eolico e fotovoltaico previsti nelle vicinanze del santuario di Santa Vittoria, altro luogo simbolo della storia nuragica. Qui, il timore è che la percezione e il valore culturale del sito vengano irrimediabilmente alterati.
Il caso di Torralba presenta invece una situazione particolare. Nel territorio comunale, protetto da vincoli stringenti sulle aree archeologiche, non sono previsti impianti. Tuttavia, il sindaco Pierpaolo Mulas lancia l’allarme per i progetti nei Comuni limitrofi di Bonorva, Mores, Ittireddu, Borutta e Cheremule. «Da Santu Antine – sottolinea – le torri si vedrebbero eccome. Anche se non ricadono nel nostro Comune, per noi rappresenterebbero comunque un danno paesaggistico e identitario».
Preoccupazioni analoghe emergono anche a Putifigari, per l’area di S’Incantu, dove eolico e fotovoltaico sono percepiti come un ulteriore sfregio a un territorio già fragile. Qui, come altrove, la lotta delle comunità locali prosegue, tra ricorsi, assemblee pubbliche e prese di posizione istituzionali.
Il fronte dei sindaci evidenzia una richiesta comune: una pianificazione energetica condivisa, che tenga conto della specificità storica, culturale e paesaggistica della Sardegna. La transizione ecologica, sostengono, non può prescindere dal rispetto dei territori e dalla partecipazione delle comunità. In caso contrario, il rischio è che la produzione di energia rinnovabile si trasformi in una nuova forma di colonizzazione, capace di compromettere irreversibilmente l’identità dell’Isola.
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