La Sardegna registra il dato più basso d’Italia per la retribuzione dei medici, segnando un nuovo allarme sul fronte della sanità regionale. Secondo quanto riportato dal sindacato Cimo, i camici bianchi sardi percepiscono in media 74.672 euro lordi all’anno, a fronte di una media nazionale che sfiora i 90.000 euro. Una disparità significativa, definita dal sindacato «inaccettabile», che mette in luce un problema strutturale destinato a peggiorare senza interventi tempestivi.
La questione salariale rischia di aggravare ulteriormente la già critica situazione del personale sanitario nell’Isola. Oltre a Cimo, anche le altre sigle sindacali hanno alzato i toni, chiedendo provvedimenti urgenti da parte delle istituzioni regionali e minacciando azioni di protesta e mobilitazioni se non verranno avviate misure concrete per sanare il divario.
Il malcontento si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà che colpisce anche i territori più periferici, come il Sarrabus e il Gerrei, dove la carenza di pediatri sta diventando un’emergenza locale. In queste zone, l’unico pediatra disponibile è prossimo alla pensione, e i sindaci del comprensorio hanno lanciato un grido d’allarme, denunciando il rischio concreto di lasciare centinaia di famiglie senza assistenza sanitaria per i più piccoli.
Le amministrazioni comunali chiedono l’intervento immediato dell’Assessorato regionale alla Sanità, affinché venga garantita la copertura dei servizi pediatrici e venga evitato l’ennesimo depotenziamento della sanità pubblica nelle aree interne e meno servite della Sardegna.
La combinazione di retribuzioni inadeguate e carenze strutturali rischia di rendere sempre meno attrattivo il lavoro medico nell’Isola, ostacolando il reclutamento di nuovi professionisti e compromettendo il funzionamento di ospedali e ambulatori. Una spirale negativa che, senza correttivi, potrebbe tradursi in un progressivo svuotamento del sistema sanitario regionale.
I sindacati, intanto, si preparano alla mobilitazione. Le richieste sono chiare: equiparazione salariale con il resto d’Italia, investimenti mirati nelle aree critiche e un piano straordinario di assunzioni e valorizzazione del personale sanitario. La risposta della Regione sarà decisiva per il futuro della sanità sarda.
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