Sanità in Sardegna, paziente oncologica costretta a scegliere tra 300 km di viaggio o un anno di attesa

Il caso denunciato da Emiliano Deiana riaccende i riflettori sulle gravi carenze del sistema sanitario regionale

ospedale

Una paziente oncologica della Gallura si è trovata davanti a un bivio drammatico per poter effettuare una Tac di stadiazione, esame fondamentale per definire lo stato di avanzamento della malattia. Le opzioni messe a disposizione dal sistema sanitario regionale appaiono a dir poco paradossali: un viaggio di quasi 300 chilometri fino a Muravera, il 23 settembre alle 8 del mattino, oppure un’attesa di diversi mesi con appuntamenti fissati a Monserrato il 12 marzo 2026 o a Sassari il 7 maggio 2026.

La vicenda, resa pubblica dall’ex presidente dell’Anci Emiliano Deiana, mette in evidenza una delle criticità più gravi della sanità sarda: la mancanza di accesso tempestivo alle prestazioni essenziali per i malati oncologici. Deiana, che in passato aveva ricoperto anche il ruolo di consulente per l’assessorato regionale all’Urbanistica, ha diffuso la schermata del sistema di prenotazioni del CUP, che documenta senza possibilità di smentita la situazione denunciata.

Il caso riguarda la madre di un’amica dell’ex presidente dell’Anci, una paziente già debilitata dalla malattia e costretta a confrontarsi con un sistema che, invece di garantire cure immediate, impone viaggi estenuanti o tempi d’attesa incompatibili con le esigenze cliniche. Tre ore e mezzo di macchina per raggiungere Muravera significano, di fatto, una partenza notturna e uno sforzo fisico notevole per chi versa in condizioni fragili. L’alternativa, attendere oltre un anno per una prestazione diagnostica che dovrebbe essere garantita in tempi brevi.

La denuncia di Deiana non riguarda un episodio isolato, ma si inserisce in un quadro di criticità strutturali già emerse più volte nella sanità sarda: carenze di personale, liste d’attesa infinite, disparità territoriali tra aree urbane e zone periferiche. Un problema che assume contorni ancora più drammatici quando a pagarne il prezzo sono i pazienti oncologici, per i quali la tempestività delle diagnosi rappresenta spesso una questione di vita o di morte.

L’episodio solleva interrogativi urgenti sulla gestione delle agende ospedaliere e sulla capacità del sistema regionale di assicurare il diritto alla salute sancito dalla Costituzione. La documentazione resa pubblica mette in difficoltà le istituzioni sanitarie locali, chiamate a rispondere davanti a cittadini sempre più esasperati da un servizio che appare inadeguato a fronteggiare i bisogni reali.

Redazione

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