La Regione Sardegna ha deciso di non dare l’intesa in Conferenza Unificata alla proposta di DPCM sulla riclassificazione dei Comuni montani. Secondo la Regione, il metodo proposto dal Governo è inadeguato, poiché si basa esclusivamente su parametri di altitudine e pendenza, senza considerare altri fattori cruciali come l’accessibilità, la collocazione dei centri urbani, la distribuzione delle attività produttive e le specifiche difficoltà sociali ed infrastrutturali dei territori montani.
L’assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda, ha espresso preoccupazione per le disuguaglianze territoriali che tale approccio potrebbe generare. “Il metodo scelto dal Governo è sbagliato e produce iniquità profonde tra territori. Una classificazione costruita solo su altitudine e pendenza che non tiene conto della collocazione del centro urbano, dell’accessibilità, della dislocazione delle attività produttive restituisce risultati paradossali e non rappresenta le reali condizioni di svantaggio che vivono molte comunità montane, soprattutto nelle aree interne e insulari”, ha dichiarato Spanedda.
Il sistema proposto non considera infatti la complessità dei territori montani, ignorando aspetti come l’accesso ai servizi essenziali, le fragilità demografiche e le condizioni infrastrutturali. Secondo la Regione Sardegna, applicare questi criteri nella sua forma attuale ridurrebbe significativamente il numero dei Comuni montani in Sardegna, con gravi conseguenze sull’accesso a fondi nazionali, come il FOSMIT, e sulla qualità dei servizi sanitari e scolastici. Inoltre, la misura rischia di compromettere le politiche di contrasto allo spopolamento e, più in generale, il futuro socio-economico delle comunità montane sarde.
Spanedda ha sottolineato che, pur riconoscendo la possibilità del Governo di procedere con il DPCM, la Regione Sardegna ha ritenuto fondamentale opporsi a tale proposta per difendere le reali esigenze dei territori. “Come Regione Sardegna abbiamo tenuto la barra dritta, senza sottrarci al confronto istituzionale, ma difendendo con chiarezza le reali caratteristiche dei nostri territori. È necessario verificare nel dettaglio gli elenchi proposti, che allo stato attuale non risultano coerenti con la realtà sarda”, ha aggiunto l’assessore, auspicando un intervento del Parlamento per correggere una norma che ridurrebbe la complessità territoriale a una mera logica numerica.
A livello locale, la Regione avvierà un confronto diretto con i Comuni per ascoltare le loro criticità e raccogliere proposte. Parallelamente, sono previsti lavori per valutare misure compensative a favore dei Comuni che rischiano di essere esclusi dalla nuova classificazione, al fine di evitare penalizzazioni nell’accesso alle risorse e nei servizi essenziali.
Inoltre, la Regione sta riflettendo sulla possibilità di adottare una legge regionale sulla montagna, che riconosca in modo organico le specificità delle aree montane e interne della Sardegna, rafforzando la programmazione e le politiche strutturali di sostegno.
“La montagna sarda non è un’eccezione statistica, ma un presidio sociale, economico e ambientale fondamentale per l’intera Isola”, ha concluso Spanedda, ribadendo che la Sardegna, insieme ad altre Regioni, ha chiesto una classificazione fondata su criteri geomorfologici, socio-economici e di accessibilità, più in linea con i bisogni reali delle comunità.
Con il diniego all’intesa, la Sardegna ha continuato a farsi portavoce di una visione di giustizia territoriale, per garantire che nessun Comune e nessuna comunità venga privata di diritti, risorse e opportunità di sviluppo.
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