Bancali, detenuto muore nell’incendio di una cella

carcere

Tragedia nella notte nel carcere di Bancali, a Sassari, dove un detenuto sardo è morto a seguito di un incendio divampato all’interno di una cella dell’area sanitaria della struttura penitenziaria.

La zona interessata era destinata alle persone detenute con gravi patologie. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato lo stesso detenuto ad appiccare il fuoco all’interno della stanza, dove si sarebbe poi chiuso impedendo l’intervento immediato degli operatori.

Il rogo nella cella dell’area sanitaria

L’incendio sarebbe stato provocato utilizzando un accendino e dell’olio, con cui sarebbero stati dati alle fiamme il letto e altri oggetti presenti nella cella.

Gli agenti della Polizia penitenziaria sono intervenuti per cercare di mettere in sicurezza la situazione e soccorrere il detenuto, ma nonostante i tentativi non è stato possibile salvarlo.

L’uomo è morto all’interno della stanza, avvolto dalle fiamme.

Durante le operazioni di intervento, alcuni agenti accorsi sul posto sono rimasti intossicati dai fumi sprigionati dall’incendio.

Gli accertamenti sulla dinamica

Le autorità competenti hanno avviato le verifiche per ricostruire con precisione quanto accaduto nella notte.

Le prime informazioni indicano un gesto volontario da parte del detenuto, ma saranno gli accertamenti investigativi a chiarire ogni dettaglio della vicenda e le eventuali responsabilità.

L’episodio riporta nuovamente al centro il tema delle condizioni di vita nelle carceri e della gestione delle situazioni di particolare fragilità all’interno degli istituti penitenziari.

L’intervento della garante dei detenuti

Sulla tragedia è intervenuta anche la garante delle persone private della libertà della Regione Sardegna, Irene Testa, che ha espresso preoccupazione per le circostanze della morte.

Dove può arrivare il grado di disperazione di una persona privata della libertà? La politica si interroghi. La morte avvenuta nel carcere di Bancali ci pone davanti a questa domanda, prima ancora che alle responsabilità che saranno accertate dagli organi competenti”, ha dichiarato.

Secondo la garante, se le prime ricostruzioni saranno confermate, si sarebbe davanti a un gesto estremo legato a una condizione di profonda sofferenza.

Se le prime ricostruzioni saranno confermate, ci troveremmo di fronte al gesto estremo di una persona che ha preferito morire tra le fiamme piuttosto che continuare a vivere la propria condizione”, ha aggiunto.

“Ogni morte in carcere è una sconfitta dello Stato”

Testa ha richiamato l’attenzione sulla necessità di interrogarsi sulle condizioni psicologiche, sanitarie e materiali delle persone detenute.

Ogni morte in carcere è una sconfitta dello Stato. Occorre chiedersi quali condizioni materiali, psicologiche e sanitarie possano condurre una persona a una simile disperazione”, ha affermato.

La garante ha poi sottolineato come il carcere debba restare un luogo nel quale siano tutelate dignità e possibilità di recupero.

Il carcere non può diventare un luogo in cui la sofferenza annienta la speranza”, ha concluso.

Nelle prossime ore saranno effettuati ulteriori approfondimenti per comprendere la dinamica dell’accaduto e verificare ogni aspetto della tragedia.

Redazione

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