Garantire l’accesso ai farmaci innovativi in Sardegna è una delle sfide cruciali per la sanità regionale. Lo ha ribadito l’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi, illustrando la nuova rete regionale per la distribuzione e l’accesso ai farmaci ad alto costo, pensata per offrire ai pazienti sardi le stesse opportunità terapeutiche del resto d’Italia.
Ma le sue parole, pronunciate nei giorni scorsi, hanno acceso il dibattito, soprattutto per i riferimenti espliciti ai costi proibitivi di molte terapie e ai potenziali effetti sulla popolazione anziana. Bartolazzi ha lanciato un messaggio chiaro: se i prezzi non calano, esiste il rischio concreto che alcune categorie, come gli ultra ottantenni, non vengano più curate con i farmaci più avanzati, semplicemente per mancanza di risorse.
«Se non si abbassano i prezzi, c’è il rischio che chi ha una certa età non possa essere curato», ha dichiarato l’assessore, spiegando che la sostenibilità economica del sistema sanitario regionale è messa a dura prova dall’arrivo di terapie sempre più efficaci ma estremamente costose. Di qui l’invito a investire con decisione nella prevenzione, per contenere i costi e ridurre la necessità di ricorrere a trattamenti avanzati solo nelle fasi terminali o gravi della malattia.
L’allarme riguarda terapie che già oggi, in Italia e in Europa, vengono erogate con difficoltà. Si tratta spesso di farmaci oncologici o biotecnologici destinati a pazienti fragili, per i quali l’età avanzata può rappresentare una discriminante non ufficiale ma di fatto operativa. «Già oggi alcune terapie non vengono proposte ai pazienti, e se la situazione non cambia, a farne le spese saranno sempre più gli anziani», ha aggiunto Bartolazzi.
L’obiettivo della nuova rete regionale è proprio quello di evitare queste disparità, garantendo equità di accesso a tutti i cittadini, indipendentemente dall’età o dalla condizione socioeconomica. Tuttavia, il problema strutturale del costo dei farmaci rimane. Per affrontarlo, l’assessore ha ribadito la necessità di un dialogo con il governo centrale e le aziende farmaceutiche, al fine di definire strategie di prezzo più sostenibili per il sistema pubblico.
Il tema, fortemente etico oltre che sanitario, impone una riflessione profonda sul futuro della medicina e sull’equità del sistema sanitario nazionale. Il rischio di una sanità a due velocità, dove a ricevere le cure migliori siano solo i più giovani o i più abbienti, rappresenta un’emergenza sociale e culturale che va affrontata con urgenza.
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