Natale 2025, spese in aumento tra regali e cenoni: ma è colpa dell’inflazione

Gli italiani spendono di più per le feste, ma il rialzo dei prezzi erode il potere d'acquisto

spesa

Non è solo spirito natalizio quello che ha animato i consumi degli italiani durante le festività 2025, ma anche un contesto economico in cui l’aumento dei prezzi incide profondamente sulle scelte di spesa. Secondo un’indagine condotta da Confcommercio e Format Research, quasi il 90% degli italiani ha speso in media 300 euro per i regali, con un valore medio che si attesta a 211 euro. La quota di chi ha superato questa cifra cresce lievemente, passando dal 13% al 13,2%.

Ma questa crescita non riflette esclusivamente un maggior benessere economico. A trainare l’incremento delle spese, infatti, è soprattutto l’inflazione. A confermarlo anche i dati del Centro Studi Confcooperative, che indicano in 3,5 miliardi di euro la spesa complessiva per i cenoni natalizi, con un aumento di 500 milioni rispetto all’anno scorso e ai livelli pre-Covid. Una cifra che, però, nasconde un aumento dei costi dei prodotti alimentari, piuttosto che un reale incremento nei consumi.

Le tredicesime degli italiani salgono a 52,5 miliardi di euro – in crescita rispetto ai 51,3 miliardi dello scorso anno – sostenute da un mercato del lavoro in ripresa e da una minore incidenza della cassa integrazione. Tuttavia, la capacità reale di spesa continua a essere compressa dall’inflazione, che colpisce in particolare il ceto medio e amplia la fascia di popolazione in difficoltà economica, portando quasi 10 milioni di italiani nella povertà assoluta o relativa.

Le scelte di spesa rivelano tendenze precise: tra chi riceve la tredicesima, il 22,8% la utilizza per spese familiari e domestiche, il 22,1% preferisce risparmiarla, il 20,2% la impiega per tasse e bollette, mentre solo il 18% la destina agli acquisti natalizi.

I regali più gettonati del 2025 sono stati prodotti enogastronomici (19,7%), seguiti da articoli per la cura del corpo e trattamenti di bellezza (15,2%) e abbigliamento, calzature o accessori sportivi (13,2%).

Ma non tutti i doni costano come prima. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, i gioielli segnano aumenti del 67,4% rispetto al 2021, e del 26,2% rispetto al Natale precedente. Seguono gli e-book download (+41,5%) e le gift card (+10,9%). Anche l’intrattenimento costa di più: aumenti generalizzati per eventi sportivi e soggiorni in hotel o motel.

Sotto l’albero e sulla tavola, i rincari colpiscono anche i prodotti tradizionali. Il cioccolato in polvere è aumentato del 20,7%, il caffè del 18,4%, mentre il classico cioccolato registra un +9,1%. Le carni non fanno eccezione: bovina +8,4%, vitello +7,8%, pollo +5,5%. Salgono anche le uova (+7,7%), i formaggi stagionati (+7,4%), la frutta secca (+5,7%) e i latticini (+5,6%). Pesce e molluschi crescono di prezzo rispettivamente del 4,4% e 4,1%.

In controtendenza, però, l’olio d’oliva segna un calo significativo del 17,8% rispetto al 2024. Buone notizie anche sul fronte dei brindisi: i prezzi dello spumante calano del 3%, rendendo almeno più economico il tradizionale augurio di fine anno.

Redazione

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