La metà di chi ha un lavoro in Sardegna non è soddisfatto della propria occupazione. Lo rivela un’indagine condotta dalla Cgia di Mestre, che ha elaborato i dati del rapporto BES (Benessere Equo Sostenibile), presentato dall’Istat.
Ha dato punteggi sufficienti tenendo conto degli otto parametri solo il 46% dei lavoratori dell’isola. Un dato che ricalca la situazione nazionale, che vede la massima soddisfazione in Lombardia e le maggiori criticità al Sud. Anche se la percentuale di coloro che si dicono soddisfatti del lavoro svolto (55%) è un po’ più alta della media nazionale.
Quasi 11 lavoratori sardi su 100 ritengono di essere pagati troppo poco, nonostante un quarto abbia un livello di istruzione superiore rispetto alle mansioni svolte. La mancanza di regolarità contrattuale è stata segnalata da oltre il 13% delle persone dell’isola (dato superiore alla media nazionale). Il 5% dei lavoratori sardi percepisce come insicuro il proprio lavoro, mentre quasi il 15% (il secondo dato più alto tra le regioni) è costretto ad accettare un part time. Oltre il 16% è occupato con lavori a termine da almeno 5 anni, mentre nell’isola il tasso di infortuni gravi è del 10%.
Una insoddisfazione crescente che riguarda, pur con diverse percentuali e ragioni, tutta Italia, con un conseguente aumento di casi di dimissioni volontarie dei lavoratori dipendenti privati a tempo indeterminato con meno di 60 anni: nel 2022 (ultimo dato disponibile) hanno
toccato quota 1.047.000 e, rispetto al 2019 (anno pre-Covid), sono cresciute di 236mila unità (+29,1%).
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