Boom di richieste per eolico e fotovoltaico: in Sardegna 1.065 progetti per 74 gigawatt

Assalto energetico all’Isola: oltre mille domande per impianti rinnovabili e sistemi di accumulo, ma la Regione ha strumenti limitati per controllare

È corsa alle energie rinnovabili in Sardegna, con numeri mai visti: oltre 1.000 progetti presentati per impianti eolici, fotovoltaici, idroelettrici e sistemi di accumulo, per un totale di oltre 74 gigawatt di potenza complessiva richiesta. Un’espansione massiccia che, in assenza di strumenti normativi efficaci, sta trasformando l’Isola in terreno di conquista per operatori energetici nazionali e internazionali.

Nel dettaglio, sono 695 le richieste di autorizzazione per nuovi impianti da fonti rinnovabili, così suddivise:

  • 455 per il fotovoltaico,

  • 211 per impianti eolici onshore,

  • 28 per l’eolico offshore,

  • 1 per impianto idroelettrico,
    per una potenza complessiva di 50,14 gigawatt.

A queste si aggiungono 370 progetti di sistemi di accumulo per un totale di 23,8 gigawatt, tra cui:

  • 164 batterie autonome,

  • 159 integrate in parchi fotovoltaici,

  • 45 abbinate a impianti eolici,

  • 2 legate a impianti idroelettrici.


Una Regione con le mani legate

La Regione Autonoma della Sardegna, però, si trova a fronteggiare questa ondata progettuale con strumenti normativi fortemente limitati. Dopo la bocciatura della moratoria sulle autorizzazioni da parte della Corte Costituzionale, anche la legge regionale sulle “aree idonee” è stata impugnata dal governo nazionale e ora si attende il verdetto della Consulta.

Con le attuali regole, l’Isola ha poteri ridotti nella gestione del proprio territorio energetico, e il rischio concreto è quello di una trasformazione radicale del paesaggio e del sistema economico locale senza un vero piano strategico né un controllo diretto da parte delle istituzioni sarde.


Il Consiglio Regionale corre ai ripari

Per reagire a questa situazione di stallo legislativo, il Consiglio regionale ha deciso l’istituzione di una commissione speciale sull’energia, votata all’unanimità poco prima della pausa estiva. L’obiettivo è riportare la politica isolana al centro delle decisioni strategiche, promuovendo un confronto trasparente su cosa significhi realmente transizione energetica per la Sardegna.

Nel frattempo, resta chiusa nei cassetti della Commissione Ambiente la proposta di legge di iniziativa popolare “Pratobello 24”, sostenuta da associazioni, comitati e cittadini, che chiede un freno concreto all’espansione indiscriminata degli impianti industriali di produzione energetica.


Un equilibrio da trovare tra sviluppo e tutela del territorio

Il dibattito pubblico è sempre più acceso, diviso tra la necessità di accelerare sulla transizione ecologica e la volontà di difendere il paesaggio, le comunità locali e il controllo democratico sul territorio. La Sardegna, con la sua posizione geografica strategica e la bassa densità abitativa, è oggi al centro degli interessi delle grandi società energetiche, che vedono nell’Isola un’area ideale per impianti su vasta scala.

Tuttavia, il rischio è che lo sviluppo delle rinnovabili avvenga senza una pianificazione coerente e sostenibile, con impianti installati in aree sensibili o agricole, e con modelli economici che non generano ricadute concrete per i territori coinvolti.

Redazione

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