Il percorso avviato con il Patto di Nuraminis entra in una nuova fase. Coldiretti Sardegna ha chiesto ufficialmente un incontro ai due comitati promotori impegnati nel riconoscimento di un marchio di tutela per pane carasau e pistoccu, con l’obiettivo di integrare nel progetto i principi condivisi durante il confronto dedicato alla filiera del grano duro sardo.
Al centro della proposta c’è un elemento considerato fondamentale dall’organizzazione agricola: i prodotti tutelati da un marchio dovrebbero essere realizzati utilizzando esclusivamente grano duro prodotto in Sardegna.
Dal prodotto alla filiera completa
Secondo Coldiretti Sardegna, la valorizzazione non deve riguardare soltanto il prodotto finale, ma l’intero percorso produttivo.
L’obiettivo è costruire una filiera capace di creare valore per tutti gli operatori coinvolti, dai cerealicoltori ai consumatori, passando per molini, trasformatori e panificatori.
Il confronto di Nuraminis aveva riunito diversi rappresentanti del settore: produttori agricoli, imprese, trasformatori, industria, associazioni, ricercatori, agenzie regionali, istituzioni e numerosi amministratori locali.
Da quell’incontro era nato un impegno comune per rafforzare una filiera sarda del grano duro destinato alla produzione di carasau e pistoccu, puntando su maggiore riconoscibilità della materia prima e su un adeguato riconoscimento economico per chi la produce.
La richiesta ai comitati promotori
Ora il percorso si sposta verso i comitati che stanno lavorando al riconoscimento dei marchi di tutela.
La richiesta avanzata da Coldiretti è quella di aprire un tavolo di confronto per mettere in relazione il lavoro già avviato sui marchi con gli obiettivi emersi dal Patto di Nuraminis.
“Quello di Nuraminis è stato un punto di partenza, non un punto di arrivo”, spiegano il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu e il direttore Luca Saba.
Secondo i rappresentanti dell’associazione, qualunque sarà lo strumento scelto per tutelare i prodotti, dovrà essere garantito l’utilizzo esclusivo del grano duro coltivato nell’Isola.
La crisi della cerealicoltura sarda
Il tema si inserisce in un contesto difficile per la produzione cerealicola regionale.
Secondo Coldiretti Sardegna, negli ultimi anni la cerealicoltura isolana ha perso quasi il 70% delle superfici coltivate, passando dai poco più di 78 mila ettari del 2008 ai circa 23.600 ettari del 2026.
Nello stesso periodo, però, la resa produttiva è cresciuta del 25,7% e il grano duro sardo continua a presentare caratteristiche qualitative considerate rilevanti, anche per il contenuto proteico e glutinico.
Valorizzare il grano dell’Isola
L’appello dell’organizzazione è quindi quello di utilizzare prodotti simbolo della tradizione sarda come pane carasau e pistoccu per rafforzare il legame tra territorio e materia prima.
La prospettiva indicata è quella di una filiera realmente sarda, nella quale la provenienza del grano diventi un elemento riconoscibile per il consumatore.
Secondo Coldiretti, una maggiore informazione sull’origine delle materie prime può contribuire a rafforzare il valore economico e culturale di prodotti legati alla storia dell’Isola.
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