Con l’arrivo nel carcere di Uta dei detenuti sottoposti al regime di 41-bis (quello per mafiosi) la Sardegna viene trattata come “la Cayenna d’Italia”. Parla di “scelta unilaterale e arrogante” la governatrice Todde, accusando il ministro Nordio di aver rifiutato il confronto con la Regione.
Ricorda la presidente della Regione riferendosi al ministro della Giustizia: “Il 4 agosto gli ho scritto ancora formalmente. Ho chiesto gli atti e i criteri che hanno portato a concentrare una quota rilevante del circuito del 41-bis negli istituti sardi. La Regione aveva già chiesto più volte di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano direttamente il proprio territorio”,
Richiesta a cui non è seguita alcuna risposta: “Il Governo ha preferito procedere in modo unilaterale e arrogante trattando la Sardegna come la Cayenna d’Italia”.
La governatrice sottolinea le condizioni in cui versa il sistema penitenziario sardo, in particolare nei penitenziari destinati a ricevere detenuti in condizioni speciali: “Uta è già oltre la propria capienza – evidenzia – Bancali vive una situazione analoga e il sistema deve fare i conti con carenze di personale e servizi sanitari sotto pressione. A questa situazione il Governo aggiunge una significativa concentrazione di detenuti al 41-bis, senza spiegare alla Regione con quali criteri abbia assunto la decisione e con quali misure intenda sostenerne le conseguenze. Il Governo parla di sicurezza come priorità e lascia la Sardegna senza risposte su un’emergenza carceraria ormai non più rinviabile”.
Per Todde si tratta di uno scontro politico: “Si pretende che la Sardegna si faccia carico degli effetti di una scelta dello Stato mentre alla sua massima istituzione viene negata persino una risposta formale. Abbiamo combattuto perché l’insularità fosse riconosciuta in Costituzione. È inaccettabile che oggi proprio il fatto di essere un’isola diventi uno svantaggio da far pagare alla Sardegna”.
E questo, chiarisce, non perché la Regione Sardegna voglia mettere in discussione il regime speciale come strumento di contrasto alla criminalità organizzata, ma per la modalità della scelta del Governo, imposta alla Sardegna “in quanto isola”.
“Di questa scelta e delle sue conseguenze – conclude Todde – il Governo dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità. Noi difenderemo i diritti della nostra isola a non essere discriminata”.
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