Le sfide del comparto del mobile sardo tra resilienza e difficoltà occupazionali

Nonostante un valore aggiunto di 419 milioni di euro, il settore del mobile in Sardegna è frenato da carenza di personale e un calo delle esportazioni.

Il comparto del mobile sardo, pur rimanendo uno dei settori più vitali dell’economia regionale, affronta una serie di sfide che mettono in discussione il suo futuro. Con circa 900 imprese, per un valore aggiunto di 419 milioni di euro e un’incidenza sull’economia regionale dell’1,2%, il settore continua a dare lavoro a migliaia di sardi. Tuttavia, il comparto vive una contraddizione profonda: nonostante la vitalità della sua base produttiva, le imprese non riescono a soddisfare la crescente domanda a causa di una fuga di manodopera qualificata e di difficoltà nel reperire credito.

Secondo i dati forniti da Confartigianato Sardegna, delle 856 imprese operanti nel comparto “legno e arredo”, 720 sono artigiane e occupano circa 2.156 addetti, di cui il 61,3% sono artigiani. Nonostante questo dato positivo, il settore sardo è alle prese con una difficoltà crescente nel reperire personale qualificato. La Sardegna occupa infatti il quinto posto a livello nazionale per difficoltà di reperimento di manodopera nel settore, con ben il 61,9% delle entrate previste dalle imprese che risultano difficilmente copribili, un dato significativamente superiore alla media nazionale del 55,8%. Questo gap tra domanda e offerta di lavoro è uno degli ostacoli principali per la crescita del settore.

Il presidente di Confartigianato Sardegna, Giacomo Meloni, ha commentato questa situazione sottolineando la necessità di investire nella formazione professionale e nell’artigianato digitale, vista come una risposta al futuro del comparto. “Abbiamo commesse per milioni di euro, ma non troviamo i lavoratori”, ha dichiarato Meloni, evidenziando come l’artigianato tradizionale, pur mantenendo viva la tradizione sarda, rischi di restare soffocato da questi problemi occupazionali.

Esportazioni in calo

Le difficoltà non riguardano solo il mercato del lavoro, ma anche quello delle esportazioni. Nel 2025, il settore dei mobili sardi ha registrato una flessione del -2,2% delle esportazioni, con mercati storici come gli Stati Uniti e la Germania che hanno visto dei cali significativi. In particolare, l’export verso gli Stati Uniti ha subito un tracollo del -14,5%, mentre quello verso la Germania ha segnato un pesante -16,2%. Sebbene l’impatto della crisi geopolitica in Medio Oriente abbia avuto effetti minori per le esportazioni sarde, la crescita dei costi delle materie prime e dell’energia, con i prezzi del gasolio aumentati del 74%, ha eroso i margini di profitto delle piccole imprese, che ora si trovano in difficoltà a mantenere la loro competitività sui mercati internazionali.

Il problema del credito

Anche il credito rappresenta un altro nodo cruciale per le imprese sarde. Con una contrazione del -1,9% dei finanziamenti al settore nel febbraio 2026, le piccole imprese artigiane del mobile sono fortemente penalizzate dalla stretta monetaria avviata nel 2022. I tassi di interesse elevati e la difficoltà di accesso al credito rendono gli investimenti necessari per l’innovazione digitale e la transizione green ancora più difficili da realizzare.

Meloni ha ribadito l’urgenza di politiche regionali per supportare l’accesso al credito, affinché le imprese del mobile possano competere con i grandi produttori europei. Secondo il presidente, servono incentivi mirati per favorire l’innovazione e la sostenibilità nel settore, strumenti essenziali per mantenere vivo il design sardo a livello internazionale.

Redazione

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